Del ritrovarsi o la metafora del cammino #buon2017


Sulla Via Francigena, verso Fornovo di Taro, novembre 2016

Ho camminato molto quest’anno. In realtà ho camminato molto negli ultimi tre anni della mia vita. Ma ci sono cammini e cammini. Viaggi e viaggi. E in questo duro 2016 ci sono stati viaggi ed incontri importanti che hanno lasciato un segno. E che mi hanno riportato a me stessa.

Perché, come un mio vecchio e caro amico mi ha confermato, “tu non sei cambiata”.

Non so se sia esattamente così. Certo è che i passi mossi in questi anni, tra sudori, fatiche, sogni irrealizzati e altri conquistati, lavorando e studiando in modo spropositato, quasi in quantità irragionevole rispetto a ciò che mi è stato riconosciuto, mi hanno portato dove, in cuor mio, avrei voluto essere.

Non ho cessato, come spesso è accaduto nella mia vita, di sentirmi come Cassandra. Vedendo prima degli altri un fenomeno, un fatto, senza essere creduta. E andando avanti ugualmente, diventando poi in realtà, un punto di riferimento e fonte di energia per chi ho incontrato.

Scoprendo, però, come ho già raccontato su questo blog, che il prezzo da pagare sarebbe stato altissimo, perché chi più avrei voluto vicino, si è allontanato, anche per questa scelta.

Così, anche nel mio non fermarmi mai, nell’essere diventata una cittadina del mondo, ho imparato a vivere bene forse solo nel limbo dei viaggi su centinaia di treni. Migliaia di chilometri che ho macinato per incontrare persone, raccogliere storie e testimonianze, osservare dal vero con i miei occhi quello che succede nel nostro amato e disastrato bel paese.

Una fuga? No, semplicemente fame del mondo, di giustizia e verità. Chilometri necessari che mi hanno fatto incontrare le mamme d’Italia che si battono contro l’inquinamento per la salute dei loro figli, da Brescia ad Acerra, da Taranto a Brindisi, dalla Sicilia a Mantova e dove ho ritrovato un pochino di me stessa, madre.

Così ad Avigliana, alla Scuola di Cittadinanza Monitorante di Libera a cui, nel mio piccolo, ho contribuito. Dagli incontri che lì sono scaturiti, dalla scoperta della bella Calabria libera e per la legalità, ai cittadini reattivi di La Spezia e Pitelli. Alla comunità di Casale Monferrato dalla quale mi sento praticamente adottata. Fino a ritrovarmi davanti a centinaia di ragazzi nella mia città di adozione, Milano che hanno ascoltato del mio peregrinare, di come il giornalismo investigativo e civico può entrare nel processo sociale e produrre cambiamento.

E poi ci sono stati i miei cammini “privati” in cui in solitaria con la compagnia del mio cane e del mio smartphone ho scaricato le tensioni, le lacrime, i dolori, ascoltando incessantemente musica e costruendo, ogni giorno, una nuova colonna sonora.

Dove sono sempre riuscita a stupirmi per il colore del cielo, per la bellezza e il ritorno al ritmo che solo la natura ti può dare. Dove ho pregato per me stessa e per i miei affetti. Dove ho ritrovato la forza di sorridere tornando a casa e cercare di essere, anche se imperfetta, una buona madre.

Dalle Cinque Terre alla Valle Olona, dalla Sacra di San Michele fino alla Perugia – Assisi, la marcia della pace che per la prima volta ho percorso da sola, senza chi è stato sempre al mio fianco.

Ma dove era impossibile esserlo, soli, tra vecchi e nuovi amici che sono entrati nella mia vita.

Gli amici. Le amiche. Devo a loro il mio essere sopravvissuta al dolore, alle ingiustizie della vita che anche chi lotta per gli altri è costretto a subire. A loro che non mi hanno compatito, ma mi hanno aiutato a riprendere le redini di un destino che non è segnato ma che possiamo e dobbiamo costruire con le nostre mani e la nostra volontà. Profondamente convinta che siano loro la mia famiglia. Quella che ognuno di noi sceglie. E che non può fallire.

Ma se c’è davvero una cosa che ho imparato in questo anno di cambiamento è che le risorse per combattere sono dentro di noi. Siamo soli nel momento delle decisioni più dure.

Con questo spirito ho affrontato un cammino sacro come la Via Francigena. In solitaria, sempre con il mio cane, nei giorni del mio compleanno. Dove ho pregato e pensato a ciò che è più importante nella mia vita. A ciò che voglio continuare ad essere, per guardarmi con serenità allo specchio, a ciò che voglio fare per me e per il futuro di mio figlio, dei nostri figli. Per tornare ad amare.

Si, su tutto di una cosa sono profondamente certa. Che sembra scontata ma non lo è. Non si può vivere nell’indifferenza, nel silenzio, nel non ascolto dell’altro. Non si può non essere innamorati della vita, qualunque cosa ci accada. Perché è il dono più prezioso che abbiamo.

E con queste certezze e l’incertezza totale di cosa sarà la mia vita nel 2017, l’augurio che faccio a me, a chi mi vuole bene e a chi ha la bontà di leggere queste righe é proprio quello di ritrovare se stessi, di non abbandonarci alle situazioni di comodo per non affrontare i cambiamenti. Di prendere coraggio e decidere noi del nostro futuro. Di non pensare che l’infelicità sia il nostro destino. E che vale sempre la pena lottare per non sentirsi persi. E così come mi ha augurato un vecchio, caro amico, vi auguro di trovare la vostra strada. Io mi rimetto in cammino.

La playlist del mio 2016

Le mie immagini dei cammini le trovate su instagram e su Facebook

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