Quei luglio che ci hanno cambiato la vita.

Il 19 luglio è una data che più ci penso, più comprendo come sia stata di svolta nella mia vita e in quella di tanti.

Perché c’è stato il 19 luglio 1992, dove abbiamo dovuto scegliere per sempre da che parte stare. Contro le mafie. Che per chi non l’ha ancora capito è anche essere contro quella zona grigia di compiacenza e intrallazzi che da tempo ha soffocato il nord, quello della “mafia non esiste”.

E poi ci sono stati il 19, il 20 e il 21 luglio 2001. A Genova la manifestazione contro il G8.

Dopo aver vissuto l’inferno, le forze di polizia si scatenarono sulla folla dei manifestanti inermi, (come ci ricordò in un romanzo meraviglioso Andrea Camilleri, “Il giro di boa” con un Montalbano che voleva dimettersi dalla vergogna) sono tornata a casa e tutti, tutti, avevano un altro racconto.

Gli altri, chi non c’era stato, sapevano dalle immagini e dalle immagini di TV e giornali che cosa era successo. Che noi avevamo devastato la città che avevamo attaccato polizia e carabinieri (e altro si dovrebbe dire ancora sulla morte di Carlo Giuliani).

Noi no. È stato il momento in cui ho iniziato a capire che dovevo scrivere. Il resoconto di quella giornata fu una delle mie prime cose che uscì in rete. E da lì non sono più tornata indietro.
Forse è stato quello il momento in cui ho deciso di fare questo lavoro nel modo esatto in cui lo sto facendo ora.

E lo ripenso ogni volta mi trovo in un luogo dove i conflitti vengono raccontati da una parte sola: quella del potere. Dalla Val di Susa a Taranto per intenderci.

In questi anni ho incontrato grandi uomini e donne veri servitori dello Stato, che troppo spesso vedo compiere il loro dovere, però, in un sistema che alla fine non agisce davvero a tutela del bene comune. Quello Stato contro lo Stato che lascia lo spazio alle mafie, al crimine d’impresa e altri intessi.

I giochi sono ancora aperti, ora più che mai, per un Paese più giusto. E questa crisi scatenata dal Covid mette sul piatto ogni cosa.

A noi scegliere da che parte stare.

Comments

  1. paolo campogalliani says:

    Ma temo che spesso le cose siano piu’ complicate,poiche’ e’ raro ci sia un fronte cosi’ da scegliere da che parte stare. Penso che spesso il male si distribuisce si sciogle come un inquinamento che tutto pervade. Di mafia come stile di vita di lavoro ne ho vissuta abbastanza nell’ambiente di alta cultura. Credo che abbia ragione don Ciotti che sostiene la necessita’ di un nuovo umanesimo, progetto affascinante ma immenso da scoraggiare chiunque. Intanto non arrendersi e anche ricaricarsi camminando in montagna!
    Un augurio di vacanze gioiose tra i monti a Rosy.

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