Scritto di notte: Ettore Sottsass e la ricerca della perfezione nelle nostre vite [recensione non richiesta]

“C’è sempre una perfezione che viene perduta” (cit. Ettore Sottsass)

Ci sono arrivata per caso su consiglio di un amico. Ho letto “Scritto di notte” di Ettore Sottsass, edito da Adelphi, con avidità e curiosità e non mi capitava da tempo. 

Per me che, confesso, pur apprezzando e amando profondamente l’arte e l’architettura, comprendendo la necessità e l’influenza del design nelle nostre vite, non lo conoscevo così bene e lo avevo relegato alla figura di “marito di Fernanda Pivano”, ignorando bellamente un pezzo di storia del nostro Paese. 

E se pure la sua biografia su Wikipedia dà la dimensione di quanto Ettore Sottsass abbia influenzato le nostre vite negli oggetti, nei luoghi, nella nostra quotidianità, a nostra insaputa, questo libro autobiografico ci proietta nella storia fantastica di un’esistenza che il protagonista ha vissuto per molto tempo inconsapevolmente. 

Quanto si può essere del resto consapevoli di costruire la storia e la visione di un Paese mentre la si vive? L’autobiografia di Ettore Sottsass ci appare così perfettamente a cavallo di un privato e di un pubblico che è anche il nostro. 

Quella di una vita partita da radici umili e arrivata agli splendori di quel mondo intellettuale e creativo che lo stesso Sottsass ha messo continuamente in discussione.

Ma “Scritto di notte” è il libro innanzitutto di un uomo. Con le sue incertezze, il suo approccio alla vita, alla conoscenza, all’amore, al lavoro, all’arte e all’architettura. Con una scrittura che appare spontanea e discorsiva. Pare di sentirlo parlare, leggendolo.

Con una narrazione che va avanti e indietro nel tempo, che tecnicamente è difficilissima da sostenere, ma che l’autore con la miriade di vita, sensazioni, colori, osservazioni del presente, cura dei particolari, riesce a rendere naturale. 

Con un finale che rende in poche frasi l’intera complessità della sua esistenza, agli inevitabili addii, alla ricerca della perfezione, della bellezza.

Ma in fondo anche delle nostre vite, che ci sembrano molto modeste al confronto, ma con gli stessi medesimi problemi e risorse. “Tutto l’universo obbedisce all’amore”, mi verrebbe da commentare con le parole del Maestro Franco Battiato.  

Italo Calvino diceva che (sintetizzo brutalmente quello splendido saggio che tutti dovrebbero leggere, “Perché leggere i classici”), i classici hanno il potere di farci ritrovare noi stessi. 

E questo è un grande libro, che se magari il canone letterario non ascriverà alla dimensione di “classico”, di continuo mi ha fatto questo effetto. Sarà perché sono io che mi sto interrogando su cosa sono, cosa sono stata e cosa sarò. Anche per questo mi piacerebbe confrontarmi con chi questo libro lo ha già letto, per comprenderlo meglio.

Intanto, abituata a tessere i fili rossi in ogni situazione e trovare continui riferimenti nel passato e nel presente, sono rimasta davvero colpita da come Ettore Sottsass e Fernanda Pivano abbiano attraversato e vissuto luoghi a me familiari e intercettato mondi e miti che sento molto miei. E che in tanti sentiamo “nostri”.

Ettore Sottsass e Adriano Olivetti, Sottsass e Giangiacomo Feltrinelli. Fernanda Pivano e Cesare Pavese. In viaggio con Allen Ginsberg, il loro incontro con Ernest Hemingway e tantissimi altri personaggi e personalità della storia culturale, sociale ma anche industriale del nostro Paese ma pure della Beat Generation e non solo, della nostra epoca. 

Così per tanti luoghi non solo esotici e lontani. Per una milanese a metà adottata come me, ad esempio, un luogo simbolico come la Triennale, uno dei miei preferiti, per tanti motivi, di Milano. 

Proprio in questi giorni è stata inaugurata “Casa Lana“, in Triennale, la residenza privata milanese da lui progettata negli anni Sessanta di cui parla nel libro.

Intorno all’allestimento permanente sono previste mostre ed eventi che metteranno in luce diversi aspetti del lavoro e del pensiero di Ettore Sottsass, che a questo punto non potremo perderci.

Ma c’è poi un altro piano di lettura. Questo libro ha un punto di vista “maschile”, (non maschilista, Sottsass sarà sostenuto nel suo lavoro di creativo per tanto tempo proprio dalla moglie Fernanda Pivano, ad esempio), che lo mette allo scoperto anche nei suoi ragionamenti e nei suoi comportamenti più semplici e più istintivi. 

La sua passione per le donne, i suoi amori, la sua leggerezza che per certi versi è quella che poi ha spezzato il cuore a Fernanda Pivano, come scrive nel capitolo “Libro illeggibile”.

Mio personale appunto da donna che cerca di capire gli uomini (e pensa di non esserci ancora riuscita) è aver avuto accesso a questa visione, grazie a questo suo aprirsi in queste pagine, davvero inusuale. 

Intanto, però, consiglio anche la lettura di questo bellissimo pezzo sul Corriere di Gianluca Mercuri, che ricostruisce alcuni degli elementi che nel libro non mi erano chiari, che fanno riferimento alla fine della storia d’amore e al matrimonio con Fernanda Pivano, il suo innamoramento con una ragazza molto più giovane di lui e poi l’amore per la seconda moglie Barbara.

Fatto sta che al termine del libro il desiderio è stato quello di precipitarmi a leggere i “Diari” di Fernanda Pivano, ma che non sono ancora riuscita a procurarmi, per comprendere anche il punto di vista femminile delle vicende narrate, oltre che riprendere i tanti fili che lei per prima ha intrecciato sulle nostre vite.

Così come vorrei leggere il caro Ambrogio Borsani e il suo “Autori in cerca di autori” che narra ancora altri aspetti di questa grande e unica storia.

“Scritto di notte” è vivamente consigliato a chi ha bisogno di bellezza e ispirazione. Specie in questo momento.

Comments

  1. Auguri per questo bibliografia, sempre che ci sia il tempo per leggerlomagari non proprio di notte fonda! Credo che sia un buon libro, con le sue aspirazioni, magari ci si puo’ ispirare
    Colgo l’occasione di invitarla nel mio forum:
    https://61b11b97dadbb.site123.me/forum
    Grazie, l’aspetto con piacere. Saluti da Siracusa

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