La montagna, la paura e il coraggio. [E l’amore] 

Sul Sentiero degli Stradini tra i Piani di Artavaggio e i Piani di Bobbio.

La montagna. Da un po’ di tempo a questa parte un luogo di rifugio. Molto più che in passato, ha preso posto nei miei pensieri.
È forza, è posto sicuro, è punto di riferimento in un momento della mia vita dove in mare mi perderei. Quel mare che pure ho amato tanto. Ma che ora non è certezza.

Tante, invece, le montagne e i luoghi di montagna nel cuore, vecchi e nuovi, che mi accompagnano. Anche per me, che sono molto, molto, molto, meno di uno “scalatore medio”.

Dal Cervino, la montagna della bellezza e delle imprese. Dal Monte Rosa che colora molte delle mie albe e dei miei tramonti e dove spero ritornerò presto. E poi luoghi come la Sacra di San Michele a guardia della Val di Susa, simbolo di quel Piemonte che ha trovato un posto dentro di me.

Senza dimenticare le mie montagne, che vedo all’orizzonte dalla mia valle. Dal Resegone alle Grigne. Lì sotto ci sono nata. Già, io figlia di genitori siciliani, sono nata a Lecco.

Il Monte Resegone visto dai Piani d’Erna

E in uno dei miei tanti viaggi per lavoro mi sono ritrovata lì sotto. Cime quasi dolomitiche, che arrivando da Como o da Milano, sono spettacolari.

Ho pensato, poi, che tutto questo coincide con la mia vita, ora. Ora che devo ricominciare tutto da capo, prima che sia troppo tardi.
Chissà cosa scatta nella mente. O meglio, come ho capito con l’aiuto di chi comprende meglio questi meccanismi, ci sono momenti della vita in cui raffiorano i nostri traumi. Si sommano dolori e certi eventi vengono riletti dal nostro inconscio che rivive letteralmente il passato.

Se queste esperienze dolorose, che hanno costellato la nostra vita, si sovrappongono, si rischia di rimanere sommersi e bloccati dall’angoscia. Di non avere punti di riferimento. Di non capire come andare avanti.

Ed è qui che scatta la risposta alla paura. Attraverso il coraggio, la ricerca del posto sicuro.  Nel mio caso la montagna. Che è anch’essa pericolo. Che è sfida continua e può essere morte.

Ma che può darci felicità perché ci fa sentire più vicini al cielo. Perché la fatica del camminare in salita ci regala sempre bellezza infinita, in cima. E un piacere profondo che ci porta a stare in pace con il mondo.

Sul Sentiero degli Stradini tra i Piani di Artavaggio e i Piani di Bobbio.

Del camminare verso il cielo. Accanto agli strabiombi, ti fa ragionare sul senso dei nostri giorni. Sulla morte che è lì dietro l’angolo. Ti fa pregare. Non ti fa dimenticare. Semmai, almeno per me, riporta ancora più prepotenti i sentimenti, le ossessioni forti, quelle che non vorresti mai abbandonare.

Ti riporta alla bellezza della nostra, anche misera, esistenza e alla grandezza di Dio. Basta un sentiero costellato di genziane, per far dimenticare le brutture. Un prato giallo di ranuncoli per commuoverti. Il fischio delle marmotte per riportarti alla vastità

dell’universo. E davanti a quest’immensità, tutto si ridimensiona. Ti riporta un po’ di leggerezza per planare sulle cose della vita.

Anche se hai sbagliato strada, anche se non vorresti, per paura, affrontare le angosce del passato. Tutto ti dice, raccogli le forze, guarda lo strabiombo, ma procedi sicuro, la vita va avanti.

“L’amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte?” cit. Ligabue

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Comments


  1. https://polldaddy.com/js/rating/rating.js
    https://polldaddy.com/js/rating/rating.jsHo letto con infinita partecipazione le riflessioni confidenze di Rosy. La montagna, è stata una traccia costante di tutta la mia vita, ora che gli anni sono davvero tanti vivo il timore di non poter più percorrerla come un tempo. Anche se ho compreso ben presto che l’incontro con lei non conosce graduatorie di dfficoltà e di quota. Con il CAI, con un gruppetto di amici, con la compagna, e anche molto l’ho percorsa da solo. Forse questo vagar per monti da solo, è stato il modo più intimo e profondo di incontrarla, quando le paure non puoi confonderle con le parole e quando le emozioni scendono dentro nel silenzio. Una volta disperato l’ho percorsa da solo d’inverno, in alto, senza dire nulla a nessuno, e non c’era il cellulare, volevo vedere difronte la mia fine. Ho voluto, anzi dovuto scrivere alcuni brevissimi racconti, perché così è il nostro rapporto da quando è iniziato da ragazzino l’ho conosciuta nell’angoscia di un amore percorrendo il mondo fantastico delle Pale.
    Forse a Rosy anche direi, sì, la montagna è un rifugio, ma è anche spietata e salutare nella sua verità, oltre quella commedia che un po’ ci troviamo addosso tutti i giorni. E ci aiuta a liberarci da inutili fardelli.
    Lo zaino infiliamo con gioia…

    • Grazie di cuore Paolo di queste tue parole. Non siamo mai soli.

      • Paolo.Campogalliani says:

        Grazie a te che forse hai colto oltre quanto ho scritto. Forse sono riuscito anch’io a leggere oltre quanto hai scritto. E…..”chi comprende meglio questi meccanismi” …è da loro che ho compreso di essere un volatile che ama aggirarsi in alto.

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